lunedì 4 gennaio 2016

QUELLA VOLTA CHE.....


Il luogo: una "flugplatz" (aviosuperficie) sperduta nella piacevole e confortevole immensità della Germania centrale. Il tempo: luglio'92, cielo limpido, un venticello mite che appena smuove la manica a vento. Il penetrante aroma di una natura ancora incontaminata e del Vetril spruzzato sulle cappottine degli alianti appena usciti dagli hangar; un silenzio ed una pace idilliaca. Il sole già abbastanza alto sull'orizzonte scalda pigramente i boschi ed i prati che ricoprono le morbide colline ondeggiando lievi alla brezza: lo stesso sole che ruba l'ultima fresca goccia di rugiada dall’erba e dalle piante e che, scaldando l'aria, la farà innalzare nel cielo sotto forma di immaginarie colonne. Sono queste le famigerate, tanto ricercate ed amate, quanto capricciose ed imprevedibili, "termiche”, gioia e cruccio di ogni volovelista: costui, se capace, riesce, spiralando al loro interno, a salire insieme ad esse.

Eravamo là, rigorosamente mezzi addormentati e non proprio lucidi a causa delle casse di birra svuotate fino a tarda sera e non ancora completamente smaltite.  Era stata una di quelle sere magiche dove ti trovi davanti ad un fuoco con le note di una chitarra che cullano le parole ed i sentimenti che, dopo aver mollato gli ormeggi, veleggiano in balia dei venti. Il senso della vita ed il valore dell'amicizia e se esiste Dio ed io ci ho parlato giusto l'altro ieri e perdere la cognizione del tempo e abbracciare l'infinito e siamo tutti poeti che narrano avventure incredibili ma al tempo stesso incredibilmente reali. Ogni parola ha l'incisività di un’orazione ciceroniana ed ogni racconto viene vissuto in prima persona. Le emozioni arrivano intense e con una forza tale che non possono essere ignorate, come se venissero moltiplicate dalla fusione di tutte le nostre menti in quest’atmosfera da feeling quasi telepatico; menti ora più che mai sensibili ed aperte, prive di quei filtri usati nel quotidiano e necessari a difendere l'individuo dagli attacchi del mondo esterno. In questi momenti la nostra "res cogitans" è piacevolmente vulnerabile ed indifesa.  Si continua con storie d’amore, di sesso, d’odio e di gente, per concludere che in fondo in fondo è divertente; con tanti amici conosciuti da poco ma in realtà da sempre e con il cuore in una mano e la birra nell'altra tutto diventa relativo e sei in pace con il mondo.

Intanto al campo di volo ricomincia una nuova giornata: fervono i preparative e 1'eccitazione sale: -Metti in linea di volo l'ASK 13-, -Hai fatto la check-list? come no!?-, -Questo aliante sembra un porcile!-, -Shit, the radio doesn't work-, -Chi stà in torre stamattina?-, -Aujourd' hui clest un beau jour pour voler-, - Spalmami la crema sulla schiena-, Heute ist es dwarswind-, -? Quien conduce la Lepo?-. E' una babele: siamo 25 tra ragazzi e ragazze provenienti un po’ da tutta l’Europa  per frequentare questo corso di volo a vela.  Ora il cavo è teso, l'aliante freme, il verricello eroga tutti i suoi 345 cv. di potenza e l'aliante, dopo un'accelerazione impressionante (0/100 Km/h in 4 sec.) viene catapultato verso l'alto. Via, il segnale è stato dato; da questo momento i decolli, i voli e gli atterraggi si susseguiranno in rapida successione ed ininterrottamente fino a sera; forza ragazzi, lavorare!  E tra gli alianti da spingere, i cavi da recuperate e da agganciare, il lavoro certamente non mancava.

Ma perchè vi chiederete, perchè ci chiedevano e ci chiedavamo: cosa facevamo lì, isolati dal resto del mondo ad affaticarci ed a sudare sotto il sole cocente, quando magari i nostri amici erano al mare spaparanzati sotto un bell’ombrellone in una spiaggia di sabbia finissima?  libertà, quella indescrivibile sensazione di liberta, potenza e pace che si prova volando; di più non riesco, non si può dire. Ma posso invece invitarvi, un fresco mattino di mezza estate, a salire con me su un aliante e provare; provare a capire le emozioni che provano tutti quelli che fanno del volo una filosofia di vita.

E finalmente arriva anche il mio turno: una volta seduto all'interno del mio amato ASK 13 eseguo gli ultimi controlli pre-volo: pedaliera regolata, paracadute agganciato, altimetro azzerato, trim al centro, diruttori chiusi e bloccati, prova sgancio, comadi liberi, prova radio, occhiali scuri e cappellino ben sistemati.  Prima di chiudere la canopy e concentrarmi nel decollo scruto per l’ennesima volta il cielo: tanti bei cumuli tondeggianti e bianchi come ovatta; e l'adrenalina comincia a salire.....
Al momento del decollo l'accelerazione mi schiaccia contro lo schienale del seggiolino e dopo 30 secondi mi trovo già a 350 metri di quota; sgancio: bene Max, concentrati. Inizio il giro campo attentissimo alla minima turbolenza; -Cominciamo bene, qui non c'è niente-; il variometro segnava infatti lm/s a scendere; -Forse là più avanti- penso, ma intanto il tempo a disposizione per cercare la termica si assottigliava velocemente; mi rimaneva solo una manciata di secondi, dopo di che sarei stato troppo basso per veleggiare in sicurezza e mi sarei dovuto dirigere verso l'atterraggio.    Ma ecco .... dai, forse, c'è finalmente: 0,5-lm/s a salire; conto fino a tre, per aspettare di entrare nel cuore della termica, poi una bella virata stretta a sinistra      e comincio a spiralare.  Salgo pacifico fino a 450 metri di quota quando improvvisamente la torre mi chiama:  -Max, cosa stai facendo?-, -Sono in termica, 1 metro a salire-, rispondo -Ma non puoi fare termica li!-; e aveva ragione, ero in pieno circuito d'atterraggio. Ma intanto avevo individuato un'altra possibile termica a circa un chilometro e mezzo di distanza: con 500 metri di quota dovrei farcela a tornare indietro se non la becco, dico tra me e me.  Mi metto quindi in rotta a 100/110 Km/h sperando nell'esattezza della mia previsione; ma quella non sembrava dovesse essere una tra le mie giornate più fortunate: il variometro comincia ad indicare 1.5, poi 2, 2,5, 3 m/s a scendere: mi trovavo evidentemente in piena discendenza.
Porc .... brutta storia, che fare? perdevo rapidamente quota e mi ritrovai a dover scegliere tra due possibili vie: una, dettata dalla saggezza, era quella di ritornare il più velocemente possibile al campo intanto che avevo ancora quota a sufficienza; l'altra, dettata dalla passione per il volo, era quella di tirar dritto giocando il tutto per tutto, affidandomi all’istinto e all'eventuale termica sotto quel cumulo lì davanti.
             Intanto scendevo inesorabilmente a 3,5 m/s e l'altimetro era passato in un attimo da 500 a 300 metri, ricordandomi ancora, come se ce ne fosse stato bisogno, che la situazione era non poco critica.  Ma il cielo, non ancora contento, volle continuare la sua tortura: e giù, giù; cominciai a sudare freddo e a maledirmi: incosciente disgraziato buono a nulla, guarda in che casino ti sei cacciato ecc; partii quindi nell'ordine: Sant'Ambrogio, San Gennaro, San Gerolamo, Sant'Anastasio e Santa Ascensione; dopo averli passati in rassegna tutti guardai il variometro e l'altimetro: 4 m/s a scendere uno e 200 metri di quota l'altro; la terra era vicina. Ero giunto ormai nel punto dove secondo i miei calcoli doveva trovarsi la possibile termica ed a questa mia ultima possibilità mi aggrappavo ora con tutte le mie speranze;  impostai una virata di 180 gradi, tanto ormai o c’ero dentro o tanto valeva sfruttare le ultime decine di metri per tornare al prato appena passato e fare un atterraggio fuori campo e cercare di posare questo povero aliante vittima innocente di un incBAM!! una botta secca e l'aliante si inclina bruscamente a sinistra: cosa diavolo sta succedendo? guardo istintivamente il variometro ed ho una visione celestiale: 2 m/s a salire. Madonna, un miracolo! ma no, si, certo: il vento ha inclinato la termica che quindi non è, come di norma, verticale, ma obliqua!  Et voila!  Dopo tre giri all'interno della termica il variometro si stabilizza intorno ai 3 m/s a salire; e io mi sciolgo; 300, 500, 700, 900, 1200; la tensione si scarica in un urlo di vittoria liberatorio: anche questa volta ho avuto la meglio nel gioco contro la gravità. Ora che mi trovavo a quella quota potevo controllare il mondo, abbracciare un panorama mozzafiato e il mio occhio poteva spaziare distanze che sembravano infinite; finalmente la pace, il relax, il piacere dopo la lotta con le forze della natura. L'aliante stesso sembrava docile più che mai, come se in fin dei conti volesse ringraziarmi per averlo salvato da un fuori campo che era ormai quasi certo.

Del resto del volo dirò solo che è stato semplicemente fantastico, veleggiando di cumulo in cumulo, è stato superbo, salendo di termica in termica, è stato gratificante, evoluendo in morbidi looping d'ala, è stato magnifico, unico; è stato terribile quando quella stessa sera, come punizione per essere restato in volo ben 1 ora e mezza contro i 20 minuti pattuiti, il boss (il capo istruttore) mi ha "gentilmente invitato" a tagliare 1'erba del giardino attorno a casa sua (dimensioni tipo fattoria nordamericana): in alternativa aiutare in cucina o raccogliere la legna per il fuoco serale: ah, dura la vita.

buoni voli e felici atterraggi
By Max